CURATI CON STILE

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www.curaticonstile.it

Oggi segnaliamo questo bel sito www.curaticonstile.it (banner presente anche nel sito www.blawalk.it). Idea e progetto nato dal dott. Ciro Francescutto. Veramente un bel sito dove si possono trovare informazioni sull’alimentazione, numerosi percorsi da fare in mezzo alla natura, informazioni sulla sindrome metabolica, i gruppi di cammino presenti in Veneto e Friuli.

Se puoi sognarlo, puoi farlo”
Walt Disney

PROGETTO “CURATI CON STILE”
Obesità, diabete, “colesterolo”, pressione alta e altri guai: prevenirli e/o curarli
con modifiche dello stile di vita (in primis movimento e alimentazione).

 

IL QUADRO DI RIFERIMENTO
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   Il presente progetto si pone come obiettivo la prevenzione e la cura delle condizioni che caratterizzano la cosiddetta sindrome metabolica (obesità, diabete, dislipidemia, ipertensione) ed altre condizioni (neoplasie, disturbi dell’umore), attraverso la promozione di un diverso e più salutare stile di vita, riguardante la modifica dei principali fattori di rischio, con interventi mirati e strutturati, in sinergia con singoli cittadini, Amministrazioni Comunali e Associazioni interessate.
   Le modificate abitudini di vita degli ultimi 50 anni hanno portato da un lato ad un graduale e diffuso benessere relativo, dall’altro hanno causato una pandemia di sedentarietà, fonte delle patologie inquadrate all’interno della sindrome metabolica e di altre problematiche che incidono non solo sulla aspettativa “quantitativa” di vita delle persone, ma soprattutto sulla qualità di vita degli ultimi decenni dell’esistenza, rappresentando infine un ingente costo in termini di salute pubblica.
La medicina moderna, pur riconoscendo come prioritari gli interventi di modifica dello stile di vita (dieta, attività motoria, tabagismo) per la prevenzione e la cura delle suddette malattie, per ragioni economiche, culturali e temporali ha rinunciato ad utilizzare questi semplici ed efficaci strumenti terapeutici.
Scopo del presente progetto è quello di riabilitare il cambiamento dello stile di vita come intervento di prevenzione e/o di cura, mettendolo a disposizione della persona che lo intenda utilizzare per prevenire l’insorgenza della sindrome metabolica (ipertensione, diabete, colesterolo) e di altre condizioni patologiche (il 16% dei tumori di colon e mammella riconoscono la sedentarietà come fattore causale), o per ridurre l’intensità di cura con le classiche “pastiglie” già in essere.
Una concezione di cura che rende centrale la persona e partecipe il cittadino -reso consapevole del valore e delle potenzialità di un più salubre stile di vita- che non delega al medico la prescrizione di una cura fatta di sole “pastiglie”, ma che si-prende-cura-di-sé, secondo un modello di sanità partecipata e di iniziativa.
Il contributo attivo della persona amplia la cornice della “terapia” delle condizioni che caratterizzano la sindrome metabolica, non interpretandola come una delega al medico realizzata attraverso una ricetta, ma aprendo l’orizzonte ad una “cura” in cui la persona – nell’accezione con cui don Milani intendeva le parole “I care”- si prende attivamente cura di sé, di concerto con il medico che partecipa alla cura prendendosene a sua volta carico.
Si ritiene che l’ambito della prescrizione dell’attività motoria non vada necessariamente o eccessivamente medicalizzato: la persona deve essere informata, motivata e sostenuta nel tempo ma la scelta di prendersi cura attraverso la modifica dello stile di vita deve rimanere una libera opzione nelle mani del cittadino. Medicalizzare realizzando spazi dedicati, servizi, ambulatori significherebbe far venire meno la filosofia del cambiamento, reazione di cui il medico è principalmente catalizzatore. Sembra tuttavia che laddove interventi intensivi ed istituzionalizzati siano stati realizzati, i costi abbiano dimostrato essere sostenibile l’azione con il “farmaco-modifica-dello-stile-di-vita”, paragonato a quello necessario attraverso il classico “farmaco-pastiglia”.
L’ambiguità del titolo “Curati con stile”, volutamente non indica ove sia posto l’accento del verbo, al fine di incentivare il lato imperativo del “cùrati” nei confronti delle persone a prendersi cura di sé, dall’altro ad abbandonare il concetto legato al participio “curàti”, specchio di un atteggiamento di passiva delega relativamente al concetto di cura; infine la parola “stile” definisce contemporaneamente un intervento effettuato sia con stile ossia “di qualità”, sia con lo stile ossia con la modifica dello stile di vita.
IL PANORAMA: COSA POSSIAMO OTTENERE
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La sedentarietà e l’eccessivo introito alimentare sono causa di un’epidemia mondiale di sovrappeso ed obesità, che si traduce in un progressivo incremento di patologie quali il diabete, la dislipidemia (“colesterolo alto”) e l’ipertensione, costellazione di fattori di rischio inquadrata di recente all’interno della cosiddetta “sindrome metabolica”, ma anche di un incrementata incidenza di patologia neoplastica (il 16% dei tumori di colon e mammella riconoscono la sedentarietà come fattore causale, per un totale di 346 casi evitabili in FVG ogni anno).
Nei prossimi 10-20 anni il Sistema Sanitario Nazionale difficilmente sarà in grado di rispondere alla cura delle complicanze di tali condizioni, per le quali si rende necessario e prioritario un intervento a monte, volto ad impedire o ritardare la diagnosi: sarà sempre più compito dei cittadini e delle Ammininistrazioni locali più lungimiranti promuovere sia interventi “educativi” di prevenzione primaria, sia di tipo strutturali urbanistici volti a facilitare la promozione di stili di vita produttori di salute. Medicalizzare tardivamente a diagnosi già in atto significa portare al collasso prima il sistema, poi le persone.
In Italia la sindrome metabolica è molto diffusa ed in continuo aumento: la prevalenza del diabete è stimata attorno al 7% della popolazione (di cui solo il 4% noto, il 3% presente ma non diagnosticato), dell’ipertensione al 30%, della dislipidemia al 20%, del sovrappeso al 34%, dell’obesità al 10%: tutte tendono ad aumentare con l’età.
Giungere a 40 anni sovrappeso o fumando comporta avere un’aspettativa di vita di 3 anni inferiore rispetto i pari età normopeso, mentre arrivare obesi significa vivere 7 anni in meno: ciò comporta non solo che la “quantità” di vita sia più bassa, ma anche e soprattutto che sia inferiore la “qualità” degli ultimi 10 anni di vita.
Le linee guida per il trattamento della sindrome metabolica prevedono sempre un approccio basato sulle modifiche degli stili di vita (attività motoria, dieta, abolizione fumo), ma quasi sempre esse vengono trascurate e l’approccio farmacologico diventa la prima linea di intervento.
A margine degli aspetti relativi alla sindrome metabolica, vi sono i benefici del movimento in termini di prevenzione di neoplasie (intestino e mammella), dell’osteroporosi e delle forme depressive.   Costi relativi alla terapia del diabete

Nel diabete “trattato con insulina”, il costo di una terapia media (es: 25 unità di insulina rapida + 25 unità di insulina lenta) è di circa 800 €/anno, cui si aggiungono i costi degli aghi per la somministrazione e dei presidii di autocontrollo, giungendo ad un totale di circa 2800 €/anno.
Nel diabete “trattato con le pastiglie”, il costo di una terapia con antidiabetici orali di base (es: Metformina 2,5g/die) varia da circa 90 €/anno fino a 900 €/anno per terapie più intense (es: Metformina 2,5g/die + Glimepiride 3g/die + Sitagliptin 100mg/die), potendo nei casi più complessi arrivare a cifre di 2000 €/anno.
Tali cifre, che costituiscono costi assai elevati, rappresentano comunque solo una parte minoritaria del costo della gestione complessiva del diabete, che non tiene conto dei servizi ad esso dedicati e non considera il costo di quando esso si manifesta nelle sue complicanze (infarto, ictus, cecità, insufficienza renale, amputazione arti …).
In Italia i costi diretti della gestione del diabete ammontano al 9% della spesa del Servizio Sanitario Nazionale (SSN): il costo relativo ai farmaci rappresenta il 25% della spesa sanitaria, molto più influenzata dalla gestione ospedaliera delle complicanze del diabete (55%), la gestione ambulatoriale e laboratoristico rappresenta il 13%, infine il contributo dei presidii e materiali per l’autocontrollo che ammonta al 7% del totale.
A quelli diretti vanno sommati i costi indiretti legati alla perdita di produttività del paziente e di chi assiste il diabetico, alla diminuita opportunità di sviluppo economico, al pensionamento precoce, a invalidità e spesa sociale: tali costi indiretti sono stimati essere pari a quelli diretti, sono poco visibili e totalmente a carico della persona.

   Costi relativi alla terapia di ipertensione e “colesterolo”

Nell’ipertensione (pressione alta), il costo annuale dei soli farmaci per una terapia media ammonta a 200 €/anno.
Per quanto riguarda la dislipidemia mista (“colesterolo”), il costo annuale della sola terapia farmacologica varia da 120 €/anno a 570 €/anno.

   Abbattimento dei costi con modifica dello stile di vita

Un corretto stile di vita che comprende una regolare attività motoria ed un equilibrato introito alimentare permette da un lato di ritardare di anni l’insorgenza di tali patologie (si ritiene che il loro esordio possa venire posticipato di 10 anni), dall’altro una volta instauratisi di ridurre in media la dose della terapia diabetologica del 30%, antidislipidemica del 20% ed antiipertensiva del 10%: si tiene a precisare che l’obiettivo del presente progetto non sia solo legato all’abbattimento dei costi, ma anzi e soprattutto di rispondere al principio di “aggiungere più anni alla vita e più vita agli anni”.
Senza valutare il prezzo (umano ed economico) delle complicanze, senza considerare il costo dei servizi dedicati (medicina di base, ambulatori specialistici, consulenze, esami), ma considerando il semplice costo per il SSN dei farmaci assunti, assumendo per il diabete una spesa media di 1000 €/anno, per la dislipidemia di 300 € e per l’ipertensione di 200 €, il costo annuale medio della sola cura farmacologica è stimabile in 1500 €.
Ciò significa che ritardare l’insorgenza della patologia di 10 anni equivarrebbe ad un risparmio a persona di 15.000 €.
Inoltre si ottiene che -a terapia iniziata- il risparmio annuale dovuto alla diminuzione della quantità di farmaci assunti potrebbe essere di 300 € per il diabete, di 60 € per la dislipidemia e di 20 € per l’ipertensione, per un totale annuo di 380 € a persona: 10 anni di cura costerebbero 3.800 € in meno di sola spesa farmaceutica.
Si consideri che il fronte della sindrome metabolica è solo uno dei versanti a cui il “farmaco-stile-di-vita” può giovare: sul versante neoplastico si ritiene che il 16% dei tumori di colon e mammella siano causati dalla sedentarietà. Considerato che ogni anno in FVG si ammalano di questi due tumori circa 2150 persone, se si riuscisse a rendere attiva da sedentaria qual ora è la popolazione di questa Regione, si riuscirebbe ad evitare ogni anno a 346 persone questa drammatica diagnosi. Un risultato molto più grande di quello ottenibile con la costruzione di un nuovo ospedale ed ad un prezzo irrisorio!
A fronte di tali costi, dei possibili risparmi ottenibili, soprattutto in un’epoca gravata dalla crisi economica, nonché di un tangibile beneficio sulla quantità e sulla qualità della vita delle persone, è un peccato che la società rinunci ad incidere sulla modifica degli stili di vita.

   Stile di vita: perché no?

La principale motivazione per cui i sanitari non agiscono su tale fattore è sono mancanza di tempo e l’onerosità dell’impegno (è più breve, comodo ed immediato prescrivere la “pastiglia”, che spiegare come modificare lo stile di vita), in secondo luogo la mancanza di competenze specifiche circa la prescrizione dell’esercizio fisico (quale, quanto, a che intensità, come, dove, quando non …) o delle modifiche del comportamento alimentare, infine in terzo luogo la sfiducia circa l’aderenza del paziente a lungo termine.
Una “cura” comprendente di 2,5 ore settimanali di attività motoria (ad es: 40 minuti di esercizio fisico moderato per 4 volte alla settimana) è in grado di prevenire il diabete tipo 2 nel 50-60% dei casi di pazienti con ridotta tolleranza ai carboidrati (una condizione di “pre-diabete” in cui si trova il 7% della popolazione): è documentato che la sua efficacia è superiore all’intervento farmacologico.
Anche se studi indicano che interventi strutturati siano favorevoli in termini di costi-benefici, laddove sono stati creati servizi dedicati alle modifiche dello stile di vita i risultati riscontrati sono stati buoni, ma i costi relativi alle strutture ed al personale hanno reso il costo di tale intervento paragonabile a quello sostenuto dall’approccio farmacologico.
Scopo del presente progetto è realizzare un intervento efficace nei confronti della modifica dello stile di vita in modo leggero, extrambulatoriale, subliminale, informale, economico, in cogestione con le persone che intendono collaborare.
L’intervento è di carattere collettivo nei confronti della comunità ed è di tipo sia informativo (una persona che sa più facilmente è propensa al cambiamento), sia volto alla modifica comportamentale (cambiare non è semplice e spesso non basta la conoscenza: serve la motivazione), sia a sostenere la durata nel tempo del cambiamento (durare è più difficile che cambiare), allo scopo di ridurre la sedentarietà e delle patologie e condizioni ad essa correlate.
La parte pratica consiste nella promozione del movimento attraverso il sostegno a gruppi e associazioni che si occupano di stili di vita e di attività motoria nel territorio e la realizzazione dei Percorsi Metabolici. Inoltre un intervento di analisi in sinergia con Comuni, agenzie educative, enti commerciali ed industriali volto ad incrementare il movimento e l’adozione di stili di vita sani, ad esempio attraverso la rimozione delle barriere architettoniche, il posizionamento di portabici (nei luoghi di maggiore afflusso, presso le aziende industriali e le scuole), specifici interventi di arredo urbano (posizionamento panchine su percorsi pedonali, attrezzistica a cielo aperto, protezione e segnalazione dei percorsi pedonali/ciclabili, …), l’incentivare l’effettuazione dei percorsi casa-scuola e casa-lavoro a piedi o in bicicletta (anche sollecitando le aziende a dotare gli spogliatoi del personale con locale doccia), la disincentivazione dell’utilizzo dell’ascensore, …

 CARATTERISTICHE DEL PROGETTO
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L’intervento sull’attività motoria è volto ad incrementare sia l’attività fisica non strutturata (recarsi al lavoro o a scuola a piedi o in bicicletta, ridurre l’utilizzo dell’ascensore, …), sia l’esercizio fisico strutturato (camminate, corse in bici, corsa a piedi, attività sportive…).
Gli interventi proposti presentano costi minimi a fronte di ingenti ritorni economici e di immagine per le Amministrazioni Comunali che intenderanno promuoverli e delle Aziende che vorranno partecipare, a favore di una percentuale assai elevata di cittadini-elettori-dipendenti sensibili a questi temi o coinvolti da tali problematiche.
DESTINATARI
Il progetto è rivolto a tutti i cittadini che intendono prendersi cura di sé, al fine di prevenire, ritardare l’insorgenza o curare patologie legate alla sedentarietà ed all’eccessivo introito alimentare, quali si ritengono essere l’obesità, il diabete, l’ipertensione, il “colesterolo”, la sindrome depressiva, l’osteoporosi, la sarcopenia, il tumore della mammella e del colon.
L’accessibilità al progetto è libera, gratuita, personalizzabile, aperta ad ogni età, non vincolata a limiti di orari, non discriminante.
PROMOTORI
Il Progetto viene proposto ai Comuni che siano dimostrano interessati a metterlo a disposizione ai propri cittadini.
Il progetto è auspicabilmente realizzato in collaborazione con i Comuni, in sinergia con le realtà territoriali principalmente interessate, in particolare: Aziende Sanitarie, Medici di Medicina Generale, Associazione Medici dello Sport, Ambulatori Diabetologici di riferimento, Dipartimento di Prevenzione, CONI, Associazioni Culturali e Sportive interessate, Aziende industriali e/o commerciali presenti nel territorio: a tali enti esso è stato inviato per conoscenza.
Secondo un modello di sanità di iniziativa, la partecipazione delle persone alla realizzazione degli eventi (Laboratori) e alla costruzione degli itinerari (Percorsi Metabolici) è un momento fondamentale in un’ottica di partecipazione e di cogestione.
MATERIALI E METODI
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Il progetto comprende due metodologie di intervento tra di loro collegate, che sono denominate “Percorsi metabolici” e “Laboratori di movimento”.
-PERCORSI METABOLICI-
a. caratteristiche della metodologia L’idea di un percorso strutturato nasce dalla necessità da parte del medico che intende utilizzare il farmaco “attività motoria”, di avere uno spazio in cui poter somministrare l’esercizio prescritto alla giusta dose ed in modo personalizzato e sicuro.
Il “Percorso Metabolico” non è paragonabile al cosiddetto “Percorso Vita”, di cui ne è un’evoluzione, in quanto strumento integrato all’interno di un preciso itinerario di prevenzione o di cura, utile al personale sanitario per prescrivere e quantificare una giusta dose ed uno specifico tipo di attività motoria, anziché limitarsi ad un generico consiglio di “fare più movimento” o “mangiare di meno”.
Sono state individuate 3 forme di attività motoria: il cammino, la corsa ed il ciclismo.
La valutazione alla base della scelta di questo tipo di attività è quella di individuare attività che richiedano un basso costo relativo all’attrezzatura, siano accessibili senza vincoli d’orario, non necessitino di eccessiva quantità di tempo, siano tra le meno traumatiche e possano venire praticate da tutte le persone di qualunque età e condizione fisica senza rischio.
Su richiesta di specifici gruppi di persone o associazioni, sarà possibile implementare il progetto ad altre forme di attività motoria.
I “Percorsi Metabolici” vengono individuati all’interno del territorio del Comune partecipante al progetto, ovvero possono coinvolgere più Comuni limitrofi aderenti. L’ideale sarebbe che i percorsi fossero fisicamente separati dalla sede stradale, ma possono essere individuati anche su strade o sentieri con minima percorrenza automobilistica.
In un territorio la presenza di un “Percorso Metabolico” ha anche la valenza simbolica di essere un segnale disponibile 24 ore al giorno ed “aperto tutto l’anno”, un simbolo che invita alla riflessione ed al cambiamentto, uno strumento che dura nel tempo e prima o poi potrà essere utilizzato, una presenza a basso impatto ambientale che pone silenziose domande e nel tempo crea consapevolezza circa l’importanza dell’attività motoria.
I “Percorsi Metabolici” possono essere preferibilmente comuni alle 3 modalità di locomozione, oppure possono essere dedicati ad una singola di esse.
Nell’individuazione dei percorsi si terrà in particolare considerazione il collegamento con le sedi lavorative o scolastiche più frequentate, raggiungibili a piedi o bicicletta al fine di disincentivare l’effettuazione con veicoli del percorso casa-lavoro o casa-scuola; inoltre si intenderà favorire la raggiungibilità degli esercizi commerciali locali (panifici, alimentari, edicole, bar, negozi, ecc.).
In collaborazione con le Amministrazioni Comunali e le maggiori Aziende industriali e locali che vorranno partecipare, verranno individuate le principali direttrici tra i nuclei abitativi ed i luoghi di lavoro o studio, ove favorire la percorribilità pedonale e/o ciclabile, sollecitando le stesse a predisporre laddove possibile gli spogliatoi del personale accessoriati di docce: è infatti dimostrato che nelle Aziende che forniscono al proprio personale interventi a favore della salute vi è minore assenteismo, un rendimento più alto ed un maggiore attaccamento al lavoro.
Ogni Percorso viene ispirato ed associato ad un tema legato ad un cibo (ad es: il pane, la pasta, la mela, …), a scopo di esercitare un’educazione alimentare di base, in modo da mettere in relazione le calorie spese con l’esercizio fisico all’equivalente quantità alimentare, di cui viene descritta la composizione macroalimentare (carboidrati, proteine, grassi): lo scopo è quella di intersecare le tematiche della promozione del movimento all’educazione alimentare di base.
I percorsi sono individuabili tramite una segnaletica da definire in base alle caratteristiche del territorio, che accompagna le persone nello svolgimento degli stessi: la lunghezza varia da circa 1 km a 40km (corsa), e da 5 a 50km (ciclismo). Dallo stesso punto di partenza da un lato insistono percorsi ad anello di lunghezza e difficoltà via via crescente, dall’altro originano percorsi di collegamento che uniscono tra di loro le diverse partenze. A seconda della presenza di dislivello i percorsi sono caratterizzati per difficoltà: semplici, medi, difficili.
Da ogni punto di partenza individuato presso i diversi Comuni originano 5-10 percorsi, la cui origine viene evidenziata da una bacheca con cartina geografica utile ad evidenziare il decorso dei percorsi. Materiale informativo tipo brochure o brevi pubblicazioni potranno venire realizzate nelle singole realtà.

b. compiti e competenze per la realizzazione

La progettazione dei percorsi, l’elaborazione dei consumi energetici (in base a tipo di locomozione, peso, distanza, velocità ed altimetria), le equivalenze alimentari, i materiali informativi e la valutazione dei risultati ottenuti, vengono curati dal dott. FRANCESCUTTO Ciro Antonio, in sinergia con le Amministrazioni e le Associazioni interessate.
La traduzione sul territorio dei percorsi attraverso una segnaletica è invece a cura delle Amministrazioni.

c. pubblicizzazione

La pubblicizzazione dei Percorsi e dei Laboratori, tramite brochure e locandine, da rendere disponibili presso le sedi comunali e/o agli inizi dei percorsi stessi o tramite altre forme da valutare è a carico delle Amministrazioni.
Presso il sito Internet curato dal dott. FRANCESCUTTO Ciro Antonio (www.curaticonstile.it), si possono trovare le informazioni nel dettaglio circa i punti di partenza dei percorsi disponibili, le caratteristiche dei vari percorsi (distanze, pendenze), l’intensità consigliata per effettuare lo sforzo, le stime dei consumi energetici, gli equivalenti alimentari: per ogni percorso l’utente potrà scaricare gratuitamente dal sito sia il PDF con tutti i dati necessari, sia il file GPX del percorso proposto.

d. stato dell’arte

Ad oggi (settembre 2014) è in fase di progettazione un Parco Metabolico nella pedemontana pordenonese con baricento in Maniago ove sono stati individuati 17 punti di partenza, per un totale di 133 percorsi, un’estensione totale di 1.007 km ed un dislivello positivo di 43.000 metri. L’obiettivo è di realizzare in tale zona 365 percorsi per un’estensione prevista di circa 3000km.

-LABORATORI DI MOVIMENTO-
Al fine di illustrare le ragioni del progetto, i benefici dell’attività motoria, la quantificazione di durata ed intensità della stessa, i principi di una corretta alimentazione, la promozione di salutari stili di vita, e con l’intento di rafforzare la motivazione individuale e mantenere l’adesione al progetto, viene proposto un ciclo di 6 incontri tematici da effettuarsi a cadenza mensile e della durata di 1 ora ciascuno, in sedi ed orari da definirsi con le Amministrazioni.
La ragione alla base della necessità di affiancare un percorso di “in-formazione” (teorico) affiancato a quello “metabolico” (pratico) risiede nel fatto che la modifica dello stile di vita è in genere semplice da iniziare, ma assai difficile da mantenere nel tempo: risulta pertanto importante sostenere la motivazione delle persone, rendendole maggiormente consapevoli circa i benefici ottenibili, istruendole su come, quale e quanta attività praticare, incentivando l’aggregazione in gruppi di cammino o altro tipo di locomozione, sollecitando l’idea del movimento come forma di piacere e benessere.
Il format degli incontri è stato studiato per non essere prettamente didattico, ma soprattutto per esercitare un’azione di stimolo e motivazione alla persona nei confronti del cambiamento.
Verrà in particolar modo curato l’aspetto del sostegno motivazionale, in quanto una persona è meno incline a fare una cosa se questa è “per dovere” o “a fin di bene”, mentre è molto più favorevolmente disposta e l’aderenza a lungo termine è maggiore se la stessa è “per piacere”.I temi dei moduli formativi sono i seguenti:

  • Laboratorio n°1: sedentarietà
  • Laboratorio n°2: obesità
  • Laboratorio n°3: diabete
  • Laboratorio n°4: ipertensione
  • Laboratorio n°5: colesterolo
  • Laboratorio n°6: tabagismo
  • Laboratorio n°7: alimentazione
  • Laboratorio n°8: attività fisica ed esercizio fisico
I contenuti di massima trattati nei laboratori sono i seguenti:
  • il prendersi cura: il concetto di “persona umana” e di “cura come avere cura di sé”: curarsi “con stile”
  • la sanità del futuro e la promozione della salute
  • gli stili di vita che promuovono la salute
  • il rischio cardiovascolare
  • i determinanti della salute
  • quali obiettivi si possono raggiungere con la modifica dello stile di vita
  • la persona ed il cambiamento
  • i benefici dell’attività motoria
  • illustrazione dei percorsi metabolici
  • la scelta delle attrezzature: la cura dei piedi
  • fisiologia dell’esercizio: gli adattamenti e gli aggiustamenti del corpo umano
  • la spesa calorica nei diversi tipi di esercizio fisico: il costo energetico camminare, correre, pedalare (cosa possiamo ottenere?)
  • il farmaco movimento: le giuste intensità e quantità
  • principii di alimentazione
  • quando muoversi fa male: controindicazioni del farmaco movimento (cosa non fare, quando non andare ), morire di sport (cosa fare per non farsi del male)
  • aspetti psicologici: sostenere la motivazione, il piacere del movimento, come “durare” nel tempo, raggiungere un obiettivo
I laboratori vengono effettuati in date ed orari da concordarsi con le Amministrazioni: per raggiungere la massima diffusione e la continuità motivazionale sarebbe auspicabile che i laboratori venissero ripetuti ogni anno.Stato dell’arte “laboratori di movimento”

Il primo laboratorio si è tenuto a Maniago nel settembre 2012: da allora sono stati realizzati 160 incontri pubblici incontrando circa 7000 persone.

INDICATORI DI RISULTATO
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Non è facile in ambito di prevenzione misurare l’efficacia di un intervento, poiché il risultato si ottiene quando l’evento avverso non occorre.
Ciò premesso, laddove si volessero valutare i risultati ottenuti, i possibili indicatori potrebbero essere quelli qui sotto elencati.Indicatori diretti potrebbero essere ricavati nei pazienti seguiti presso il locale ambulatorio diabetologico:

  • numero di pazienti che parteciperanno ai laboratori teorici
  • numero di pazienti che aderiranno ad una una modifica dello stile di vita (modifica alimentare e/o attività motoria)
  • variazione dei seguenti parametri: peso corporeo, BMI, circonferenza vita, Hb glicata, LDL colesterolo, HDL colesterolo, trigliceridemia, pressione arteriosa, modifica della quantità di farmaci assunti.
 Indicatori indiretti possono essere considerati nella popolazione non diabetica:
  • numero di partecipanti ai laboratori teorici
  • interesse verso gli argomenti trattati e la modifica dello stile di vita (da effettuarsi tramite questionario)
  • effettiva modifica dello stile di vita (da effettuarsi tramite questionario)
  • numero di accessi al sito
  • quantità materiale informativo richiesto
  • nascita di gruppi spontanei di cammino o altre forme di attività motoria
TURISMO SALUTISTICO SPORTIVO
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La facile accessibilità della zona pedemonatana dalla pianura pordenonese, la bellezza e la varietà in lunghezza e difficoltà dei percorsi proposti, la possibilità tramite percorsi di collegamento di effettuare macropercorsi su periodi compresi tra 2 e 14 giorni, l’originalità di associare ad ognuno di essi ed infine la dimensione iniziale del primo parco metabolico (quello del maniaghese) rendono tale proposta fruibile non solo per motivi legati alla salute ma in una più ampia dimensione di turismo salutistico-sportivo.
L’unicità della proposta (non esistono al mondo realtà simili) e le dimensioni del parco metabolico (non risultano esistere parchi con 3000km di percorribilità aperti gratuitamente per 365 giorni all’anno), potrebbero offrire al territorio pedemontano –in grave crisi di identità ed attrattività- una supplementare occasione di rilancio e sviluppo, che caratterizza l’offerta turistica su un versante legata allo sport ed alla promozione della salute.
CONCLUSIONI
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Considerato un periodo di 5 anni, anche nella peggiore delle ipotesi (ossia che il risultato atteso si realizzi per una singola persona nel ritardare l’insorgenza delle patologie di cui in premessa, oppure che l’effetto sia la riduzione delle dosi di farmaco in chi già manifesta la malattia in atto) e solo valutando il prezzo dei farmaci, a fronte di un costo irrisorio a carico di un Comune (3400 € circa), il risparmio per la società sarebbe stimabile nel primo caso a 7500 €, nel secondo a 2000 €.
Se invece –ed è l’ipotesi auspicabile- il risultato venisse raggiunto con decine o centinaia di persone, avremmo non solo ottenuto un risparmio economico ed umano, ma realizzato un efficace ed innovativo modello di intervento sulla salute della popolazione, esportabile alla realtà sanitaria regionale e nazionale.
Tale progetto di sanità partecipata e di iniziativa, si pone come elemento di innovazione della cura, intendendo lo stile di vita (attività fisica ed alimentazione) come un vero farmaco (alternativo, economico, naturale, non tossico) che integra la via classica (quella “con le pastiglie”), che in genere si rende necessaria quando il danno è già presente o avanzato.
Un farmaco “alternativo” attualmente inutilizzato ma che va prescritto con lo stesso impegno con cui viene somministrato il classico “farmaco-pastiglia”, che va dosato e personalizzato, che proprio in quanto farmaco può avere effetti collaterali, per cui è importante sapere anche quando non va assunto.
Questa visione dello sport inteso come “cura” amplia quella della società attuale che lo intende come spettacolo e/o agonismo, una concezione di movimento senz’altro utile per coinvolgere il giovane nell’età della crescita, ma fallimentare quando non risulta in grado di far raggiungere se non ad una piccola minoranza di adulti la soglia dei 30 anni ancora sportivamente attivi.
L’idea alla base di questo progetto è che se la società riuscisse a portare una persona all’età di 50 anni con un peso grossomodo normale ed un’attività fisica anche leggera ma costante, ciò si tradurrebbe in una almeno dimezzata quantità di terapie farmacologiche convenzionali.
Tale idea non si oppone quindi all’agonismo, ma lo integra con una visione più matura dei benefici dell’attività motoria, recuperandone gli olimpici principii originari, per cui il movimento era parte dell’idea di bellezza e salute, paradigma della perfezione a cui tendere.
Dott. FRANCESCUTTO Ciro Antonio

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