Strasburgo, M. L. King e il cammino

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Ho letto un bellissimo libro di Carlo Rovelli (eccezionale fisico italiano).  Sembra quasi racconti delle poesie mentre scrive di grandi temi e sistemi a me poco conosciuti. E magari è così, la propria passione è una grande poesia.

Il libro parla del tempo, dei vari concetti e punti di vista che su di esso si possono avere fino ad arrivare a comprendere che il tempo non esiste.  Un concetto che inserito nell’universo non è più utile.

Si legge ad esempio di come lo scorrere del tempo non sia una grandezza unica e di come la nostra posizione o la nostra velocità lo modifichi.

Si, perché se sono in montagna o se sono al mare il tempo non scorre nello stesso modo.

Nel libro racconta di due meridiane, tutte e due a Strasburgo: una retta da un angelo, una da un matematico.

Il tempo dei fusi orari così come lo conosciamo oggi è cosa recente, poco prima del 1900: molto parte dalla necessità di regolare gli orari dei  treni.  E sulla storia dei fusi e del tempo come lo conosciamo oggi abbiamo anche un italiano, Giuseppe Barilli. Gli italiani sono dei grandi creatori.

Qui se volete una storia riassuntiva: http://www.arcetri.astro.it/~ranfagni/CD/CD_TESTI/FUSI_O.HTM

Un tempo unico, scelto e costruito, il tempo in funzione delle necessità dell’uomo. E’ la meridiana sorretta dal matematico, dal nostro intelletto, dalla nostra razionalità.

Ma non c’è solo quel tempo per l’uomo. C’è il tempo dei nostri ormoni, del nostro corpo, del nostro ambiente, della natura, del sole e della luna. Quanto sta una cellula a modificarsi? Un albero a crescere o un fiume a modificare il suo corso? Un pianeta a fare il suo percorso? Sicuramente lo fanno senza orologi e fusi: hanno un’altra via per sapere e sincronizzarsi con ciò che sta intorno, comunicare, cambiare e creare. E’ la meridiana dell’angelo, sorretta da qualcosa di meno mentale, da un sapere che non è solo razionalità. Una conoscenza più legata alla natura della vita. Un tempo senza misura umana.

M.L. King ha vinto il nobel per la pace negli anni 60. Lungo cammino quello per i diritti civili. Un tempo non prevedibile, né misurabile se non a posteriori. Più un tempo legato alla coscienza e conoscenza che ad orari e fusi e calendari. Una delle sue frasi dice che  “Il potere è la capacità di raggiungere degli scopi. Il potere è la capacità di effettuare dei cambiamenti” .

Quanto tempo ci vuole per raggiungere una meta? Quanto tempo ci vuole per fare quel cambiamento che ti permette di raggiungere la meta? Guardi una cartina, gli orari indicativi di chi prima di te ha fatto un percorso. Ti fai un’idea, calcoli e programmi. E la meridiana del matematico. E’ la mente. Lineare.

E poi ci sono i piedi, il tempo del corpo, il tempo dei muscoli e del cuore. Il tempo dei respiri mentre cammini, quelli corti e quelli più lunghi.

Finché il tuo passo non si appoggia sul terreno visto in foto o sulla cartina non lo sai quanto tempo ti serve davvero. Quanti respiri ti serviranno per raggiungere la meta? Quante volte devierai sentiero per curiosità? Quante volte un panorama ti farà fermare? O come potrai prevedere di incontrare in un paese una persona con cui scambiare due parole?

La mente cammina le mappe, i programmi. I piedi camminano l’ambiente, il presente del territorio. Dialogo interessante quello tra mente e piedi, esattamente come dialogano la meridiana dell’angelo e quella del matematico.

Il tempo della mia mente e quello dei miei piedi hanno a lungo parlato. E il dialogo della programmazione non sempre è il dialogo del momento reale. Mi è capitato in una tappa di un cammino di avvertire d’improvviso una fitta al polpaccio: in un terreno pianeggiante, dove mai avrei pensato di avere problemi.

E nonostante massaggio, arnica e buona volontà, di andare avanti non c’è stato verso.

E mi son capitate tappe di montagna dove immaginavo di aver enormi problemi, di sentire una forza nelle gambe che non credevo. E i km aumentavano verso cifre che a tavolino mi sembravano utopia pura.

Non sai mai quale parte del cammino ti metterà in crisi e quale ti stupirà.  Programmare non è percorrere.

Ma come ha detto il saggio King, il potere è effettuare cambiamenti.

E allora posso dire che per me, ogni cammino, è stato il tempo del cambiare. Per sentire i miei piedi (primo chakra) collegati al tempo della natura. Ritrovare un ritmo più equilibrato e connesso rispetto al trascorrere delle lancette.

E’ questo che amo dei cammini, sentire che quello che accade è  un’esperienza di sensazioni e scoperte. Trasformazioni. Fuori e dentro di me. Di un tempo fuori dall’orologio sul mio cellulare.

E se come dico sempre “la velocità giusta per camminare è quella che ti permette di farlo”, allora sarà da aggiungere il tempo e dire che”velocità e tempo giusti sono quelli di agire la possibilità del cambiamento del proprio cammino”.

 

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