Cammino delle Pievi: l’inizio

Guide

Il cammino inizia.

Le prime 3 Tappe.

Avete presente Kung Fu Panda? Il super panda Po quando dice “Le mie grandi nemiche: le scale.”

Ecco, se sostituisco scale con salita sono io, uguale! Prima tappa: circa 350 metri di salita sparata che ora per me è cosa tranquilla, ma quella volta tanto tranquilla non era. Credo di aver tanto in comune con il panda Po: dall’entusiasmo a volte ingenuo, alla passione per il buon cibo, alla forma tonda, ma anche alla grinta e alla tanta curiosa fiducia nelle cose.

Quel primo giorno ero così carica di emozione con la mia bella Carta del Pellegrino in mano che non potevo già svilirmi così di botto davanti alla salita.

E poi dai, c’era pure l’Arcivescovo di Udine a fare la tappa: se con spirito e fiducia era venuto anche lui che ha la sua età, ce la potevo fare.

Insomma quei primi pochi chilometri son stati un fermento di chicchere interiori segnati non certo da gran sicurezza e fiducia.

Ero in un mondo nuovo: intanto perché ero andata da sola, senza neanche uno dei miei amati cani, e poi perché la giornata in gruppo prevedeva di fermarsi alla Pieve di San Floriano per un ristoro in amicizia della durata imprecisata e io avevo deciso di saltarlo. Il problema? Non conoscevo il sentiero fino ad Illegio. E poi, dopo la sosta al “Clap dal Ors”, oltre alla fifa per i serpenti si era aggiunta quella sull’orso. Che sciocchina. Nel mio immaginario mancavano solo i lupi e poi avevo concluso la panoramica animali feroci. Feroci e tutti desiderosi di me naturalmente. Sciocchina fase due.

Da allora ci sono stati per fortuna diversi cambi, in tutti i sensi, compreso il cellulare con l’ App delle carte Tabacco. Ma quel giorno, all’idea di un rientro in solitaria, non ero proprio così serena. Ero un po’ fifoncella . E poi arrivata ad Illegio, sempre se ci fossi arrivata in tempo, dovevo prendere il bus per Tolmezzo e poi quello per Imponzo, dove avevo lasciato la mia auto. E se ne perdevo uno? E se….e se….e se… Alla fine invece, non solo ho trovato una super compagnia per il sentiero del rientro, ma pure un passaggio in auto da Illegio a Imponzo.

Adesso certi pensieri di sfiducia e dubbio non mi verrebbero neanche. E questo già dimostra come un cammino cambi il dialogo interiore. Perché adesso son li che guardo sentieri e carte e spesso li cambio in corso d’opera, attratta da una cosa o dall’altra. E se perdo un bus pazienza, le gambe a destinazione mi portano. E se non mi portano mi fermo da qualche parte. Insomma un dialogo fatto di fiducia e alternative che nascono come funghi.

Innocente, Orfano, Guerriero e Angelo Custode: sono i primi 4 archetipi del Viaggio dell’Eroe, un testo davvero interessante. Sono gli archetipi dei preparativi del viaggio.

Il Cammino delle Pievi è stato per me un viaggio su diversi livelli: quello personale ma anche quello professionale (sono una counselor e mi occupo di trattamenti olistici). Vuoi che mi faccia mancare in una sfida così nuova un po’ di amici archetipi? Certo che no. Ve li presento:

Innocente è la fiducia in se stessi, Orfano è il senso pratico e l’autonomia (e insieme riguardano il tema della sicurezza). Gli altri due archetipi riguardano il tema della responsabilità: Guerriero è il coraggio e l’intraprendenza, Angelo Custode è il rispetto di sé e degli altri. Per altri io intendo anche la natura, l’ambiente, venti e nuvole, animali e piante. E al giorno d’oggi di responsabilità e rispetto nei confronti dell’ambiente ne abbiamo tanto bisogno.

Iniziare un cammino è anche entrare in contatto profondo con se stessi, mettersi in gioco e portare bellezza negli occhi e nel cuore. Vito Mancuso di recente ha scritto un testo molto bello proprio sulla bellezza, intesa non come soggettività individuale o culturale, ma come valore generativo e unificante. Tra le sorgenti di questa bellezza mette proprio la natura.

Camminare in posti nuovi, arrancando qua e là a tirar fiato, è stata l’occasione di belle pause per osservare, sentire il vento sulla pelle, ascoltare il rumore di foglie e alberi. Ogni tempo, anche e sopratutto quello delle pause, ha grandi opportunità.

In sintesi le prime 3 tappe sono queste:

1) da Imponzo a Illegio: km 3,1 dislivello salita 355. La pieve di San Floriano si raggiunge solo tramite sentiero. Sebbene non si trovi a grandi altezze il panorama è davvero magnifico. Chissà cosa si vedeva da li 100 anni fa o intorno al VIII-IX secolo, periodo della fondazione. Mi piace immaginare come i luoghi si trasformano nel tempo.

2) da Illegio a Tolmezzo: km 6,5 dislivelli poco significativi. Arrivo alla Pieve di Santa Maria Oltre But. Questa tappa prevede la possibilità di una variante alta lungo il Troi da Salve Regjne attraverso il Monte Stabut: km 8,2 dislivelo salita 450.

Sono due tappe fattibili insieme considerando i km e i dislivelli. Ad Illeggio da anni si tengono delle belle e rinomate mostre, fare la prima tappa in quel periodo permette di unire la camminata alla visita (Rif. per le mostre www.illegio.it)

3) da Tolmezzo a Cesclans: km 7,8 dislivello salita 220. La Pieve di Santo Stefano di Cesclans è quella che si vede passando lungo l’autostrada zona Cavazzo. La Pieve è stata totalmente distrutta dal terremoto del 1976 e in seguito ricostruita. Da visitare anche l’Antiquarium. Che buffo, ho visto quella Pieve infinite volte da lontano e non ci ero mai stata. Adesso quando passo in autostrada, guardarla ha tutto un altro sapore. Quando vivi il territorio cambi davvero il modo di vedere il paesaggio, senti un’unione che prima non c’era.

Quest’anno mi sono appassionata tantissimo ai libri di Paolo Morganti: un misto tra tradizioni, magia, storia e territorio uniti da un lessico scorrevole e accattivante. Fa da filo conduttore l’amicizia tra l’alchimista Martino e il prete Michele. Uno dei libri è ambientato proprio a Cesclans. E’ stato bello leggere un libro ricordando i passi fatti dal vivo in quel luogo.

A seguire le altre tappe.

 

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