Cammino e mi muovo

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Cammino e mi muovo.

Camminare è un’abilità che si acquisisce con il tempo.

Da adulti la diamo per scontata, ma se guardiamo indietro ci accorgiamo che ha richiesto tentativi, esperienze e anche cadute.

Nasciamo, gattoniamo, pian piano ci alziamo in posizione eretta.

Poi mamma e papà e gli adulti intorno a noi ci invitano a muoverci, a staccarci dalle loro mani e dagli oggetti e a provare a far da soli: traballanti e vacillanti sperimentiamo il nostro camminare per andare a raggiungere un oggetto o l’abbraccio affettuoso dei nostri genitori che ci attendono a braccia aperte davanti a noi con dei gran sorrisi e parole di incoraggiamento per aiutarci a sperimentare il nuovo nonostante l’insicurezza.

Ma camminare e muoversi non riguardano solo il nostro corpo.

Riguarda la nostra vita e il nostro muoverci attraverso di essa.

Da adulti la sfida non è più lasciare il contatto fisico con la mano di mamma e papà o con gli oggetti a cui ci aggrappiamo ma ci spostiamo su un sentire che riguarda le emozioni e il nostro modo di pensare e vivere.

 

Gli oggetti da lasciare per sperimentare qualcosa di nuovo sono le situazioni, i ragionamenti, credenze su noi stessi e le nostre famose zone di comfort. Perché lasciarle viene da chiedersi se appunto sono così “confortevoli”?

E questa forse è la riflessione più profonda e personale.

La zona di comfort è davvero così appagante?

Cosa c’è fuori da essa? Problemi o opportunità?

Il nuovo genera più insicurezze e paure del posto in cui sono e che conosco. Se esco da ciò che conosco, corro dei rischi.

E se da bambini quel rischio era di cadere, da adulti quel rischio significa paura di soffrire, di sbagliare, di trovare qualcosa di peggiore,  di perdere quello che avevo nella zona di comfort e soprattutto di mettersi  in discussione.

Non ho mai incontrato nessuno che per quanto difficile possa essere una salita in montagna, non sia arrivato in cima (magari anche esausto) senza sentirsi straordinariamente bene, vivo ed emozionato a guardare quel panorama che senza la salita non si sarebbe potuto vedere.

E’ la stessa cosa quando camminiamo dentro di noi consapevolmente. Possiamo chiamarlo cammino spirituale (inteso come cammino dello spirito, dell’anima) o semplicemente viaggio interiore.

C’è un mondo straordinario fuori di noi, ma ce n’è uno spettacolare anche dentro di noi: il più prezioso, quello che ci porta a scoprire i nostri talenti e le nostre risorse.

E come da piccoli sia partiti con passi incerti sperimentando anche la caduta, così da grandi possiamo partire tentennando, ognuno con il proprio ritmo e con il proprio personale sentire.

Per arrivare dove? Dove voglio, a scoprire e cercare il panorama della mia vita, della mia intensa unicità.

 

Mark Twain ci dice: “Tra vent’anni non sarete delusi delle cose che avete fatto ma da quelle che non avete fatto. Allora levate l’ancora, abbandonate i porti sicuri, catturate il vento nelle vostre vele. Esplorate. Sognate. Scoprite.”

Diventate voi stessi il vostro porto sicuro e andrete ovunque, aggiungo io.

Ariella Colavizza

Counselor ad indirizzo sistemico – transpersonale

Operatrice Pratica Metamorfica

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