Parti e vai

Uscite

Spesso mi capita di decidere dove andare e che sentiero fare, ma poi faccio anche cambi in corso d’opera.

Un’escursione va pianificata e io mentre pianifico, metto in conto anche le possibili deviazioni che potrei voler fare: per lasciare qualcosa di creativo e dinamico alla giornata.

Costruisco una cornice dentro la quale mi muovo come in una di quelle storie a scelta multipla.

Ovviamente la zona scelta deve consentire di farlo in sicurezza e tengo conto del tempo a disposizione e della mia preparazione.

Mi piace lasciare quel pizzico di libertà di muovermi in base a cosa mi incuriosirà mentre sono sul posto: a volte capita che vedo un grande albero, voglio andarci vicino, poi mentre sono vicino all’albero vedo un sentierello di quelli locali e mi ci inoltro per un tratto. Controllo sempre dove sono: ho fatto un bellissimo corso di topografia con l’amico Giuseppe Pedone.

E’ come perdersi ma sapendo dove ti sei perso.

Capita così anche nella vita: non puoi prevedere e programmare cosa succederà. Il futuro non lo possiamo controllare. Puoi farne una cornice, puoi avere idea di dove vuoi arrivare. Ma il come, il quando e il se lo sai solo momento per momento. Dico se, perché può anche essere che la meta non la raggiungi. Quest’anno chi avrebbe previsto un confinamento per un virus? Quanti programmi, progetti e impegni saltati, rimandati e anche annullati. Quanti sentieri di vita riorganizzati in poco tempo e in modo nuovo.

La vita è piena di deviazioni da sperimentare e vivere. Di itinerari da costruire e ricostruire, in continuazione. Camminare sapendo che l’imprevedibile può accadere, ma senza andare in panico se dovesse succedere.

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L’importante per me non è tanto uscire dal sentiero, ma farlo sapendo che il sentiero principale sono io, che non è la strada a dirmi dove andare, ma sono io che sono la mia strada e quello che percorro è il mio dialogo con la natura, con il sentiero della mia vita.  Non percorro un sentiero, vivo il territorio che quel sentiero attraversa. Vivo me stessa.

Per cui cerco costantemente di arricchire il mio zaino, sia quello che materialmente carico sulle spalle sia quello interiore che è fatto di certezze ma anche di fragilità, di imperfezioni, di limiti e perplessità che cerco di trasformare migliorandomi.

Tante volte sono partita per esperienze su cui avevo forti limiti, soprattutto nella mente: è successo così quando ho deciso di fare il Cammino Delle Pievi. Rimandato per tanto tempo perché ero sicura di non farcela.  E invece è andata diversamente, perché mi sono trasformata mentre vivevo l’esperienza.

Certo, non vale sempre così: sarei fuori come un balcone se domani decidessi di mettermi a scalare l’Everest.

Si tratta di scegliere di sperimentare un qualcosina in più ogni volta, in un gioco saggio tra sicurezza di cosa si è in grado di fare e sperimentazione del nuovo, rischiando l’ignoto.

Una recente storia di deviazione e variazione in corso d’opera mi è capitata facendo il sentiero del Monte Roba a San Pietro al Natisone. Era un po’ che volevo farlo. Son partita avendo poco tempo a disposizione, con l’idea di una passeggiatina (l’anello, come da segnaletica, sono poco più di 3 chilometri).

Come sempre mi guardo in giro, respiro l’aria pulita della natura, ascolto. Perdo un po’ il concetto del tempo. Arrivata poi ad un bivio, mi sono lasciata incuriosire da un’altra strada. Guardo l’ora. Mmmm il tempo si accorcia. Consulto nuovamente la mappa e vedo che qua e là ci sono sentieri tracciati in nero (mi chiedo come sarà la vegetazione e se si possono percorrere). Decido per il compromesso: andare avanti per 30 minuti e rientrare per lo stesso sentiero nel caso non ci fosse altra possibilità.

Succede invece che arrivo al bivio successivo e riesco anche a passare per l’abitato di Sorzento, dove una musica allegra riecheggia da una finestra. C’è anche il leone. Ma non è in gabbia come quello di Masarolis (allego foto; Masarolis l’ho scoperta facendo il Cammino Celeste)

Da qui il passo cambia e diventa più svelto. Mi sono già concessa la lentezza. Bisogna fare un mix tra tante variabili: tempo, curiosità, deviazioni, velocità. Questa credo sia una buona arte: quella di giocare al meglio con tanti fattori sapendo che lo stesso mix non va bene per tutto e neanche per tutti.

Per la partenza ho lasciato l’auto a San Pietro al Natisone in Via Musoni. Ho anche fatto pausa da Dorbolò Gubane per caffè e qualche dolcetto. Ritornerò perché non sono ancora mai stata al museo SMO che è proprio vicino alla partenza del sentiero. Son sempre dell’idea che non basta essere stata in un luogo una volta sola.

 

Ariella Colavizza   App Blawalk

 

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