Thank you water

Uscite

L’acqua è un elemento prezioso, il suo ciclo così ricco di cambiamenti e forme è vitale.

Fiumi, torrenti, mare, pioggia, ghiaccio e neve nutrono, modellano, plasmano e decorano l’ambiente naturale. Troviamo stupore e immaginazione nell’osservare i luoghi d’acqua.

C’è forza incredibile in questo elemento che può essere carezza delicata ma anche distruzione: fine e inizio, vita e morte. Una danza al di là di ciò che possiamo definire bene o male.

Una zona del Friuli Venezia Giulia mi piace parecchio perché ha, nel giro di poco, una varietà incredibile di forme d’acqua.

Camminarci è una meditazione profonda, un incontro tra le forme d’acqua fuori di noi e quelle dentro di noi.

L’acqua è memoria, è matrice preziosa fin nel profondo delle nostre cellule.

Nell’acqua abbiamo passato tanti mesi e il legame con questo elemento vitale perdura per tutta la vita.

Un bellissimo libro di Thich Nath Hanh si intitola “Quando bevi il tè, stai bevendo le nuvole”.

Ecco che bere un sorso d’acqua o bagnarsi i piedi o osservare l’acqua ci collega con il tutto fuori e dentro di noi.

La natura è archetipo delle nostre emozioni e ci rimanda a tempi non misurabili con l’orologio.

Ecco che passeggiare diventa connessione e trasformazione semplicemente lasciando che il corpo comunichi in un dialogo virtuoso con l’ambiente: lasciando andare la mente razionale, ci si affida alla scoperta delle sensazioni. Uniche per ognuno.

Si parte da Osoppo, dalle Risorgive di Bars, labirinto d’acqua che già da solo è un momento magico.

Io in genere lascio l’auto sotto il colle di S. Rocco.

E se vogliamo restare nel mito c’è anche una bella storia su di un drago (io amo i draghi): https://www.friulioggi.it/cultura/lago-campo-cavazzo/

Dalle Risorgive di Bars ci si sposta in auto a Cimano, al Biotopo dell’Acqua Caduta. Una poesia, letta con lentezza, scende come una goccia d’acqua che cade, unendo parole dell’uomo a suoni di natura. Scegliete la vostra poesia d’acqua e leggetela per voi e questo luogo.

C’è qualcosa di molto più stupendo ma non metto la foto…lascio spazio alla vostra scoperta.

Passo successivo è il Clapat, la cui posizione lo lega a vicende della Prima Guerra Mondiale. Adesso del Tagliamento si ha un’altra visione, diversa da quella che si aveva dalle risorgive e diversa ancora da quella che si avrà da Cornino.

Si giunge infine ai Laghetti Pakar per poi spostarsi verso il Lago di Cornino passando vicino ad un romantico mulino (spostamento in auto).

Al lago di Cornino non servono presentazioni: le sue acque e i grifoni sono punta di orgoglio regionale.

 

Io ho fatto il giro con un gruppo di meravigliose donne, custodi d’acqua sicuramente.

Il percorso non ha dislivelli, è un po’ lunghetto e richiede la giornata. Ma io ultimamente suggerisco, quando rispettando la sicurezza è possibile, di non star dietro a misurazioni di chilometri o ore o tracciati prestabiliti. Crearsi il proprio percorso d’acqua in accordo con il momento unico in cui si è, è un grande dono da farsi. Ascoltare quale forma d’acqua ci chiama e chiede di soffermarsi non è una cosa programmabile, è un ascolto da vivere.

 

 

 

 

 

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