La filosofia della canoa

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„Guida tu stesso la tua canoa, non contare sull’aiuto degli altri. Tu parti dal ruscello della fanciullezza per un viaggio avventuroso; di là passi nel fiume dell’adolescenza; poi sbocchi nell’oceano della virilità per arrivare al porto che vuoi raggiungere. Incontrerai sulla tua rotta difficoltà e pericoli, banchi e tempeste. Ma senza avventura, la vita sarebbe terribilmente monotona. Se saprai manovrare con cura, navigando con lealtà e gioiosa persistenza, non c’è ragione perché il tuo viaggio non debba essere un completo successo; poco importa quanto piccolo fosse il ruscello dal quale un giorno partisti.“ —  Robert Baden-Powell, libro La strada verso il successo

Robert Baden – Powell è conosciuto soprattutto per essere il fondatore dello scoutismo. In Friuli Venezia Giulia, sul Carso, c’è anche un sentiero che lo ricorda e che è sempre con uno sguardo al mare. Qui il link: https://www.turismofvg.it/fvglivexperience/parco-40

Quest’anno mi sono decisa ad affrontare una mia paura: stare in mezzo al mare con una canoa. Il mare mi affascina e so nuotare ma non così tanto bene da tornare a riva se mi trovo lontana: del resto mi chiamo Ariella, non Federica (Pellegrini 😉 ).  Questo però era tutto sommato l’aspetto meno problematico.

Per me ogni esperienza ha più strati e questa, nel profondo, significava attivare un simbolismo molto forte: l’acqua in tutte le sue forme è l’inconscio, è la femminilità lunare, è il contatto con un elemento che è vita ma ha anche forza mortale ed inoltre ci ricollega al periodo prenatale. Se vi interessa un approfondimento vi allego questo link https://www.temenosjunghiano.com/jung-simbolismo-dellacqua/.

Arriva il grande giorno. Marano Lagunare mi aspetta.

La guida è super e dopo una spiegazione di pochi minuti mi ritrovo seduta in canoa con la pagaia in mano. Come impara in fretta la mente: registra subito le informazioni.

Ci vuole del tempo per coordinarsi e far diventare azione concreta quello che il cervello ha compreso: pensiero e corpo devono costruire un nuovo dialogo.

Con calma, risate e suggerimenti della guida, ci si inoltra nel mare: il panorama è meraviglioso, la mente viaggia mentre ascolta il suono dei movimenti tra acqua e pagaia che si fanno sempre più sicuri. Qualche pausa qua e là e finalmente si arriva ad un casone per la cena. I racconti sulla storia che lega i pescatori al mare parlano di una vita non facile che nasconde però un legame profondo con la natura e l’interdipendenza con la vita dell’uomo.

Il tramonto inizia a far capolino con i suoi colori che si fanno via via più intensi per poi lasciare spazio all’oscurità della notte: è ora del ritorno.

Si risale in canoa, si riprende la pagaia e si torna a ripetere il movimento lasciato poche ore prima. Adesso però il corpo sente la stanchezza di un movimento ripetuto più volte ma mai fatto prima di oggi.  E’ una stanchezza lieve, cullata dalle acque della laguna e dalle stelle che fanno capolino. Io sento con me i tanti che hanno affrontato acque ben più insidiose di queste, sento la curiosità, il desiderio di andare e scoprire, sento che il dialogo con la natura è fatto di tentativi e ascolto e soprattutto di un rispetto che l’epoca moderna dovrebbe curare di più.

C’è anche incertezza e un leggero timore che attiva l’adrenalina: è notte, il paesaggio è sconosciuto, l’orientamento è perso. Pian piano ti guardi intorno, cercando di non perdere il ritmo mentre ti volti: un campanile e delle luci in lontananza sono il faro del rientro. Tutto intorno la vegetazione ti invita ad attivare sensi che nella città e nel conosciuto restano sopiti.

Con calma la canoa tocca la sabbia del termine dell’esperienza. Termine…può essere davvero tale? La guida l’ho salutata, ho salutato chi ha trascorso come me queste ore, i miei piedi sono sull’asfalto. La razionalità sa che c’è il termine.

Ma quel profondo mare dentro di me che si è tuffato nella laguna contando solo su se stesso è ancora pieno di onde che si muovono. Chissà a quali rive interiori approderanno, chissà quale sarà il termine della loro corsa. Lascio al futuro, nutrito e arricchito da queste ore, lo svelarsi della risposta.

 

 

 

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